Secondo le stime preliminari di Eurostat, l’economia europea ha prodotto 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente nel 2025, con un calo netto rispetto al decennio precedente — ma trasporti e costruzioni vanno controtendenza.
Negli ultimi anni il dibattito sull’ambiente ha attraversato una fase di forte tensione: da un lato chi spinge per accelerare la riduzione delle emissioni di gas serra, dall’altro chi teme che politiche climatiche troppo stringenti finiscano per frenare la crescita economica e pesare sulle tasche delle famiglie. Un timore comprensibile, che ha alimentato polemiche in molti Paesi europei e ha messo spesso in difficoltà i governi chiamati a bilanciare sostenibilità e benessere economico. Ebbene, i dati pubblicati da Eurostat – l’ufficio statistico dell’Unione Europea – offrono una risposta concreta a questo dibattito: tra il 2015 e il 2025, le emissioni di gas serra dell’economia europea sono calate del 17,2%, mentre nello stesso periodo il PIL dell’UE è cresciuto del 17,5%. Meno emissioni e più ricchezza prodotta, contemporaneamente.
Eurostat ha, infatti, pubblicato le stime preliminari sulle emissioni di gas serra dell’economia europea per il 2025, con un dato pari a 3,3 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente, che significa – appunto – una riduzione superiore al 17% rispetto a quello registrato 10 anni prima.
Energia e industria trainano la riduzione
I cali più consistenti si registrano nei settori più energivori. La produzione di elettricità, gas e calore ha ridotto le proprie emissioni del 45,3% rispetto al 2015, a testimonianza della forte transizione verso le fonti rinnovabili avvenuta in tutta Europa. Le industrie estrattive hanno seguito con un -33,3%, mentre il settore manifatturiero ha fatto segnare un -16%.
Anche le famiglie europee hanno dato il loro contributo: le emissioni domestiche – riscaldamento, consumi energetici, trasporti privati – sono calate del 14,7%. Un dato che riflette, almeno in parte, la diffusione di elettrodomestici più efficienti, il miglioramento dell’isolamento degli edifici e la graduale sostituzione delle caldaie a gas con pompe di calore.
Costruzioni e trasporti ancora in crescita
Non tutti i settori hanno invertito la rotta. Le costruzioni hanno aumentato le proprie emissioni dell’11,4% e i trasporti – incluso lo stoccaggio delle merci – dell’10,9%. Si tratta di due comparti che pesano molto sulla vita quotidiana delle famiglie, dal cantiere sotto casa ai mezzi che portano i prodotti sugli scaffali del supermercato.
Le differenze tra Paesi

A livello nazionale il quadro è variegato. I progressi più marcati si registrano in Estonia (-41,7%), Finlandia (-30,7%) e Germania (-27,3%). Anche l’Italia si colloca nella fascia dei Paesi in miglioramento, con emissioni in calo a fronte di una crescita economica.
In controtendenza quattro Paesi: Malta (+169,4%), Cipro (+10,7%), Lituania (+9,5%) e Romania (+5,4%), che hanno visto aumentare le proprie emissioni nel periodo considerato.
Gli obiettivi europei al 2030 e al 2050
La Legge europea sul clima fissa un traguardo ambizioso: ridurre le emissioni nette del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030, per arrivare alla neutralità climatica nel 2050. Il -17% dal 2015 è un segnale positivo, ma il ritmo di riduzione dovrà accelerare in modo significativo per rispettare le scadenze.
Eurostat precisa che le stime per il 2025 saranno riviste ad agosto 2026 e che i dati di Paesi Bassi, Slovenia, Svezia e Spagna sono stati forniti direttamente dalle autorità nazionali.
FONTE: Eurostat































