·13 apr 2026
L’Analisi Trimestrale del Sistema Energetico Italiano per l’anno 2025, redatta dall’ENEA, documenta una fase di profonda incertezza e stagnazione nel percorso di transizione ecologica. Nonostante una lieve ripresa economica, i consumi energetici rimangono pressoché fermi sia in Italia che nell’Unione Europea, frenati da costi ancora elevati e dalla crisi dei settori industriali più energivori. Per chi non lo sapesse, l’ENEA è l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. Si tratta di un ente di diritto pubblico che opera nel campo della ricerca, dell’innovazione tecnologica e della prestazione di servizi avanzati alle imprese, alla pubblica amministrazione e ai cittadini nei settori dell’energia, dell’ambiente e dello sviluppo economico sostenibile.
Transizione energetica: l’Italia tra obiettivi ambiziosi e una realtà che non accelera
L’analisi di come è andato il 2025 ci consegna l’immagine di un sistema energetico italiano, e più in generale europeo, in una fase di stallo che desta non poche preoccupazioni. Nonostante una crescita del PIL stimata nell’area euro all’1,6%, i consumi energetici restano stagnanti da ormai tre anni. Il principale freno è rappresentato dai prezzi che rimangono strutturalmente elevati. Sebbene si possa pensare il contrario, il mancato aumento dei consumi non è una buona notizia.
Infatti, in Italia, il calo dei consumi energetici primari e finali (rispettivamente -0,8% e -1%) registrato nel 2025 non è purtroppo il risultato di una maggiore efficienza strutturale, bensì lo specchio di una sofferenza industriale. La riduzione della domanda è infatti quasi interamente riconducibile alla contrazione dell’industria petrolchimica, che ha segnato un crollo del 37%, e dei settori “energy intensive” (quelli che hanno un elevato utilizzo di energia, per esempio acciaierie e fonderie), la cui produzione risulta inferiore di oltre il 10% rispetto alla media della manifattura.
Sul fronte delle fonti rinnovabili, il bilancio è chiaroscuro. Se da un lato il 2025 ha fatto registrare record storici per la produzione di fotovoltaico ed eolico (oltre 44 TWh complessivi), dall’altro il calo della produzione idroelettrica ha zavorrato il risultato complessivo, con il suo dato del -21%. La quota di FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) sui consumi finali in Italia si attesta intorno al 20%, un dato significativamente inferiore al 25% previsto dal PNIEC per l’anno appena trascorso. Anche qui, una nota per spiegare l’acronimo: il PNIEC è il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima. Si tratta del documento programmatico che definisce la strategia e gli obiettivi dell’Italia in materia di decarbonizzazione, fonti rinnovabili ed efficienza energetica con l’orizzonte temporale fissato al 2030. Tornando al rapporto, per raggiungere i target al 2030, la velocità di installazione e di riduzione delle emissioni dovrebbe ora triplicare, richiedendo tagli annui della CO2 nell’ordine del 6-7%, ritmi visti finora solo in anni eccezionali come quelli della pandemia o della grande crisi finanziaria.
La questione della competitività resta il vero nodo critico per il sistema Paese italiano. L’Italia continua a pagare l’energia elettrica a prezzi sensibilmente più alti dei suoi partner europei: la media del PUN (Prezzo Unico Nazionale) nel 2025 è stata di 116 €/MWh, contro i 90 € della Germania e i 61 € della Francia. Questa discrepanza è alimentata anche dalla scarsa frequenza di ore a prezzi nulli o negativi, un fenomeno ormai comune in Europa grazie all’eccesso di offerta rinnovabile, ma ancora quasi assente nel mercato italiano.
Le principali criticità che emergono da questa analisi possono essere così sintetizzate:
- Lontananza dai target 2030: Il gap sugli obiettivi di efficienza e rinnovabili è ampio e richiederebbe ora riduzioni dei consumi e delle emissioni senza precedenti.
- Vulnerabilità geopolitica: La crisi in Medio Oriente e il rischio legato allo Stretto di Hormuz espongono l’Italia a extra-costi energetici che hanno già superato il miliardo di euro al mese.
- Gap di competitività industriale: Lo spread dei prezzi elettrici e del gas rispetto ai competitor europei continua a penalizzare le imprese italiane, favorendo la deindustrializzazione dei settori energivori.
- Sbilanciamento tecnologico: Se il saldo commerciale delle tecnologie low-carbon è migliorato grazie all’export di auto ibride (PHEV), rimane un forte disavanzo strutturale nei comparti chiave del futuro, come i veicoli elettrici puri (BEV) e il fotovoltaico.
La fragilità della nostra posizione è riassunta dal nuovo minimo storico dell’indice ISPRED dell’ENEA, sceso del 30% su base annua. L’indice ENEA ISPRED (Indice Sicurezza energetica, Prezzo energia, Decarbonizzazione) è lo strumento sintetico utilizzato dall’Agenzia per monitorare e valutare l’andamento della transizione energetica italiana sulla base delle tre dimensioni del cosiddetto “trilemma energetico“. Nel rapporto 2025, l’indicatore evidenzia come la transizione italiana stia perdendo terreno contemporaneamente su tutte e tre le dimensioni del trilemma energetico: sicurezza, prezzi e decarbonizzazione. Senza un’accelerazione decisa e un riequilibrio dei costi di sistema, il rischio è che la transizione rimanga un percorso incompiuto, lasciando il Paese in una posizione di crescente vulnerabilità economica e strategica.





























